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giovedì 27 Agosto 2026
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PATRIMONIO · CASTELLO DEI SANSEVERINO

dei Rozzi e degli Accordati

cronache, contrasti e armonie di Mercato San Severino

Cultura DEI ROZZI E DEGLI ACCORDATI

Il Castello di Mercato San Severino, un monumento che merita cura e rispetto

Una riflessione sulle condizioni dell’area archeologica, tra degrado, accessibilità, tutela del bene storico e necessità di un intervento qualificato.

Il Castello di Mercato San Severino, nucleo d’origine della famiglia Sanseverino, posto sulla collina del Parco, comprende tre cinte difensive che vanno dai circa 250 metri sul livello del mare della Terza cinta, ai circa 365 metri della Prima.

Lo spazio complessivo è di circa 53.381 metri quadrati, corrispondenti a quasi cinque ettari e mezzo.

Questa spazialità castellana, allo stato attuale, versa in condizioni pietose, addirittura umilianti per la nostra Storia. Infatti, più del 90% del sito risulta invaso da erbe infestanti, rovi, elementi e strutture edili abbandonate in loco ormai da anni.

Nelle prossime settimane daremo contezza di questo.

Passando alla constatazione degli interventi di ripristino e consolidamento promossi negli anni nell’area archeologica, bisogna evidenziare una certa invasività sulle mura castrali, dovuta all’utilizzo di materiali non propriamente conformi al valore storico del sito.

Questi materiali, pensiamo ad esempio al cemento impiegato nella ricostruzione delle mura, veicolano sali solubili che, a contatto con l’umidità e con i cicli di evaporazione, cristallizzano all’interno delle pietre.

Tale aumento di volume spacca la malta storica della muratura, provocando gravi lesioni strutturali al manufatto.

Per non influenzare il giudizio del lettore, invito allora i più volenterosi a intraprendere una passeggiata fra le “Pietre della Storia” e a valutare di persona lo stato in cui versa il Castello Medievale dei Sanseverino.

Solo così potranno rendersi conto della reale situazione.

Per quanto riguarda l’installazione dei cancelli che sbarrano l’ingresso ai cittadini sanseverinesi — a nostro avviso posizionati senza alcun permesso, e verificheremo — essa rappresenta un simbolo di arretratezza culturale: “chiudiamo, così col passare del tempo rendiamo il Castello una proprietà privata accessibile dietro pagamento di un biglietto”.

Praticamente si vorrebbe reintrodurre, dopo secoli, l’imposta di riscossione del rotaticum.

Un tributo che per noi, attenzione, sarebbe pure corretto, a patto però che non mortifichi il diritto del cittadino residente di vivere, anche in autonomia e nel rispetto del sito, la propria Storia.

Qualcuno potrebbe obiettare — come ha già fatto nella sua lungimirante ignoranza dei fatti — che si parla solamente per ottenere un personale tornaconto o col fine di raggiungere qualche posizione all’interno del “sistema castello”.

Niente di più falso.

All’amico rispondiamo che dal 2003 si è sempre perseguita, a nostre spese, una logica di valorizzazione del territorio, in particolar modo del Castello, senza interessi nascosti e senza fini economici.

Addirittura, dal 2012, si è attivata una valorizzazione mediante la fondazione di un’associazione culturale che ha svolto, gratuitamente, visite guidate e rievocazioni storiche, poi riproposte negli anni successivi da parte di altri attori locali che hanno ottenuto, loro sì, finanziamenti pubblici.

Ci teniamo a precisare che tutte le manifestazioni, le iniziative, le visite guidate e gli studi eseguiti negli anni sono stati condotti senza mai chiedere un soldo alle istituzioni e ai cittadini che hanno partecipato ai nostri eventi: tutto gratuito.

Si devono invece ringraziare i soci e gli sponsor che hanno reso possibili queste attività.

Iniziando a esaminare la questione della pulizia dell’area castellana, riteniamo che essa non possa essere eseguita da semplici associazioni, principalmente per due motivi.

Il primo riguarda la vastità dell’area di interesse. Il sito è troppo esteso affinché una semplice associazione culturale, priva di mezzi, di attrezzature e di una certa preparazione, possa riuscire a ripulire l’intera superficie, garantendo inoltre uno stato di efficienza continuativa.

Il Castello è uno, e come tale tutti i suoi settori formano un unico monumento e devono essere ripuliti, non solamente quelli più comodi o visibili.

Il secondo motivo riguarda la natura stessa dell’area. Essendo una zona di interesse archeologico, anche quello che agli occhi dei non addetti ai lavori potrebbe sembrare un banale intervento di pulizia o ripristino deve essere effettuato con le giuste competenze, per non arrecare danni irreversibili alle strutture.

Senza contare, inoltre, i possibili ritrovamenti fortuiti di manufatti e i danni irreparabili alla stratigrafia esistente.

Una persona intellettualmente libera e senza vincoli o interessi personali si chiederebbe:

A cosa serve e come si può valorizzare e tenere pulita solamente una piccolissima parte del nostro Castello, restando indifferenti al degrado più totale del restante 90%?

Come si può restare indifferenti all’installazione di chiusure meccaniche invasive poste direttamente nelle murature medievali?

Come si può restare indifferenti all’impiego indiscriminato di materiali non conformi alle tecniche del restauro conservativo?

Come si può restare indifferenti all’assenza di una linea tagliafuoco che garantisca la protezione del sito contro potenziali incendi?

Come si può restare indifferenti davanti al mancato smaltimento della vecchia illuminazione, che rende l’area archeologica una discarica a cielo aperto?

E tante altre domande ancora.

La risposta deve essere una, chiara e senza equivoci: no, non si può e non si deve restare indifferenti.

E chi decide di esserlo, deve essere chiamato col suo nome: complice.

Visto che, a differenza di altri, riteniamo che il Castello dei Sanseverino e gli altri monumenti presenti sul nostro territorio siano una cosa seria e appartengano di diritto alla Comunità sanseverinese, poiché raccontano la millenaria storia identitaria del territorio in cui sorgono, ci rifiutiamo di essere complici.

Proponiamo quindi alla nostra Amministrazione di provvedere alla pulizia dell’area affidando l’intervento a enti preposti e qualificati.

In ambito paesaggistico, ad esempio, ci si potrebbe rivolgere alla Comunità Montana che, negli anni dal 2003 al 2010 circa, mantenne i sentieri, i terrazzamenti e gli spazi del maniero in uno stato di fruizione ottimale.

Tanto che uno storico locale realizzò addirittura un percorso botanico con spazi didattici predisposti ad accogliere gli alunni dei vari plessi e i tanti curiosi che, accompagnati da lui gratuitamente, riscoprivano il piacere di una storia autentica.

Riteniamo giusto partire da questo punto.

Solamente dopo aver garantito la piena fruizione del Castello sarà possibile programmare eventi seri di valorizzazione o, perché no, affidare l’area archeologica a soggetti privati o associazioni culturali mediante bandi pubblici e a condizioni vantaggiose per il cittadino di Mercato San Severino.

Prima di concludere, per essere estremamente corretti verso il lettore, vogliamo ribadire con forza che non siamo interessati né a candidature politiche, né a ottenere compensi economici, né tantomeno a entrare in questo “sistema Castello”, poiché a nostro giudizio malato.

Le nostre sono e saranno sempre argomentazioni volte alla tutela, allo studio e alla valorizzazione della nostra storia, sforzandoci di educare i visitatori al pieno rispetto del sito, anche attraverso incontri a tema organizzati nelle scuole del territorio, senza per forza chiudere indistintamente a tutti l’accesso al maniero.

Rammentiamo infine che non siamo mai scesi a patti con chi vorrebbe usare il Castello a fini privati, poiché esso, prima di essere un bene monumentale, è legato ai tanti ricordi d’infanzia vissuti dai sanseverinesi.

Speranzosi e fiduciosi, attendiamo un intervento da parte della nostra Amministrazione, volto al ripristino e alla pulizia del Parco Archeologico Naturalistico del Castello dei Sanseverino.

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